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La CRI e/è la nosta storia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 01 Maggio 2010 23:25

 

Chi Sono? Da molti anni appassionato di Storia Postale”, colleziono cartoline, lettere, posta militare, circolari, giornali, riviste d’epoca, ecc. nell’intento e con la speranza che parte della storia umana dei nostri vecchi non vada totalmente dispersa. Questa mia passione cerco di trasmetterla anche ad altri esponendola in corsi da me tenuti in alcune Università della Terza Età di alcuni comuni a nord di Milano, zona di mia residenza.

Cosa desidero Rappresentare? In questa breve rassegna da me presentata nel mio sito internet, propongo alcuni iniziali aspetti della neonata Croce Rossa Italiana, “Convenzione di Ginevra 22 agosto 1864.”

Il 25 giugno 1859, giorno seguente la battaglia di Solferino e San Martino, venne a trovarsi in quelle località per scopi personali il filantropo svizzero Jean Henry Dunant. Sconvolto dalle atrocità della battaglia avvenuta il giorno prima organizzò con la gente del luogo i primi soccorsi ai feriti.

Tre anni dopo descrisse l’immane tragedia nel libro da lui scritto: “Souvenir de Solferino”, e prendendo l’iniziativa per una campagna europea per sensibilizzare i vari governi sulla necessita della “Neutralità dei feriti in tempo di guerra”.

Per i soccorritori necessitava un simbolo di neutralità che escludesse ogni tipo di confesionalità, una “croce rossa in campo bianco”, formata da cinque quadrati di uguale misura, simbolo suggerito dalla signora Basting, moglie del delegato belga alla Convenzione, ella pensò di invertire i colori della bandiera elvetica come omaggio alla Svizzera, nazione che aveva ospitato le delegazioni internazionali e visto concretizzarsi l’ideale nella stesura della “Convenzione internazionale per migliorare la sorte dei feriti in guerra 22 Agosto 1864”.

 

(Jean Henry Dunant)

Dai raccapriccianti ricordi della carneficina avvenuta durante e dopo la battaglia di Solferino, sorse dal libro “Souvenir de Solferino”, che J. Henry Dunant pubblicò nel 1862, la proposta di istituire grandi associazioni di Volontari dell’assistenza: “… che avessero lo scopo di praticare in guerra l’assistenza ai feriti ...”

In questa idea il filantropo Ginevrino era stato preceduto dal medico chirurgo napoletano Ferdinando Palasciano. Questi nato a Capua il 13 giugno 1815 e laureatosi nel 1839. Arruolatosi come chirurgo militare nell’esercito borbonico, quando nel 1848 fu destinato a far parte del corpo di spedizione in Sicilia. In quella occasione dette la prima prova del suo rispetto verso i feriti, anche se si trattava di nemici, quando il generale Filangeri, inviato a sedare la rivolta (voleva la strage dei ribelli sani o colpiti che fossero) rispose che per lui tutti i feriti erano sacri.

Fu perciò accusato di insubordinazione grave e se poté sfuggire alla fucilazione lo dovette all’intervento di Re Ferdinando che nutriva per lui una grande stima per i suoi meriti nella medicina e chirurgia. la Società Ginevrina di Utilità Pubblica facendo proprie le idee del Dottor Palasciano, il 9 febbraio 1863 nominava una Commissione comprendente il signor J. Henry Dunant, la quale compilò uno schema di concordato internazionale da approvare in una conferenza internazionale indetta a Ginevra per il successivo 26 ottobre.

La Convenzione firmata a Ginevra 22 agosto 1864 stabilì la totale neutralità dei feriti in battaglia, dei militi di sanità e delle ambulanze. Fu stabilito che la bandiera dell’istituzione fosse l’inverso della bandiera elvetica, in omaggio alla nazione che ne aveva tenuto la nascita, così dall’Ideale del Soccorso Umanitario nacque la “CROCE ROSSA INTERNAZIONALE”

 

L’IMPORTANZA DELLA POSTA

Un Souvenir de Solferino (Jean Henry Dunant)

Per il soldato rientrato nella normale vita quotidiana d’un esercito, in tempo di guerra, dopo le immani fatiche e le violenti emozioni attraverso le quali è passato nel giorno della battaglia come quella di Solferino, e nel giorno seguente, i ricordi della famiglia e della patria divengono più vivi e palpitanti che mai. Una situazione si fatta è efficacemente delineata da queste commoventi righe d’un prode ufficiale francese, che scrive da Volta ad un fratello rimasto in Francia:

 

“…non puoi immaginare quanto sia emozionato il soldato quando vede apparire il furiere incaricato della distribuzione della posta ai militari; è il fatto – vedi – che ci porta notizie dalla Francia, della patria, dei genitori, degli amici. -- Ognuno ascolta, guarda e tende avidamente le mani verso di lui. -- I fortunati, quelli che ricevono una lettera, l’aprono in fretta e la divorano subito, gli altri, gli sfortunati, s’allontanano col cuore gonfio e si ritrovano in disparte per pensare a quelli che sono rimasti laggiù. -- Talvolta viene letto un nome al quale non viene data risposta. -- Ci si guarda, ci si interroga, si attende: Morto! mormora una voce; il furiere allora mette in serbo la lettera, che ritornerà, senz’essere aperta, al mittente. -- Erano felici, allora, quelli che l’avevano scritta, dicevano: Come sarà contento quando la riceverà! –- Poi, quando se la vedranno restituire, il loro povero cuore si spezzerà”.